AKPHAEZYA
"Anthology II"
(Ascendance/Audioglobe)
Time: (49:30)

Rating : 8

In compagnia dei vergognosi power-symphonic-metallers Amberian Dawn (recentemente - e non a torto - stroncati dal nostro magazine), la label inglese Ascendance Records ha deciso di mandare in avanscoperta un'autentica promessa del metal d'avanguardia, rigorosamente al femminile, chiamata Akphaezya (è piacevole constatare, tra l'altro, che è proprio questo il campo nel quale la giovane etichetta di Lee Barrett dei To-Mera riesce a muoversi al meglio). I detrattori di tutti quegli stereotipi comuni a moltissime female-fronted band, una volta avvicinatisi a questo inusuale quartetto d'oltralpe, potranno dormire sonni più che tranquilli, poiché vocalizzi operistici, drammi esistenziali ed orchestrazioni cinematografiche stanno proprio in fondo alla lista delle preoccupazioni della frontwoman-pianista Nehl Aëlin (una sorta di 'Amanda Palmer-meets Norah Jones-meets Angela Gossow'), un'artista che attorno alla sua poliedrica ed inimitabile figura di 'cabarettista del metal' ha saputo allestire una compagine del tutto originale e degna di rispetto, che saprà accontentare parecchi palati fini là fuori. Qualcuno l'ha già definito avant-garde metal, ma a noi piace pensare alla proposta degli Akphaezya come ad un'Arte che ha deciso di non genuflettersi alle regole del mercato ed ai gusti della massa, sublimando un'ispirazione reale in un concept articolato su tre livelli: lirico, musicale e visuale (a questo proposito vi invitiamo a farvi un giretto sul sito della band). Certo, in questi casi si presenta l'immancabile rischio di mettere troppa carne al fuoco, risultando magari dispersivi e forsennati, ed è proprio questo il limite di molte band avant-garde metal odierne, ma la brava Nehl, grazie alle sue innegabili doti tecniche ed interpretative (una volta tanto siamo di fronte ad una vera e propria professionista, con tanto di esperienze soliste nel campo della musica jazz), ha saputo abbellire un album composto da brani mediamente buoni con dei veri e propri colpi di genio (su tutti un growl femminile da pelle d'oca, ascoltare per credere!), che hanno reso il primo capitolo di una serie di cinque dischi (che saranno pubblicati negli anni a venire secondo un ordine asincronico) un tassello immancabile nelle collezioni di tutti gli amanti delle produzioni più singolari ed anticonvenzionali. La nostra mente vola dritta verso la stimata scena metal norvegese dello scorso decennio ed i suoi innumerevoli pargoli (Arcturus e Fleurety in primis), oppure verso certe nuove leve scandinave (gli insuperabili Diablo Swing Orchestra), ma è ovvio che qui si stanno già scrivendo le prime pagine di un modus operandi che per le generazioni di musicisti metal del futuro speriamo non sia più soltanto un'eccezione, ma una vera e propria regola. Gli amanti delle contaminazioni più bizzarre e sfacciate, dunque, si facciano avanti sin da ora, perché in questo "Anthology II", nel suo indescrivibile amalgama di sonorità jazz, pop, progressive e metal, troveranno quantità industriali di pane per i propri denti, ma anche tantissime innovazioni tra le quali avventurarsi con un occhio di riguardo.

Lovelorn
8/10

Darkroom-magazine.it

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